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Allarme prezzi carburanti. Italia fanalino di coda

by Autolink News®
Allarme prezzi carburanti. Italia fanalino di coda

C'è un altro dato che fa capire come il trend italiano dei prezzi dei carburanti sia dissimile dal resto dell'Unione Europea e non soltanto di quella storica a 15 membri, ma anche allargata ai nuovi stati che hanno fatto il loro ingresso negli ultimi mesi.

Si tratta del prezzo "industriale" dei carburanti, vale a dire quello al netto di accise e imposte. Ebbene, questo costo è aumentato nel nostro Paese di 4,7 centesimi per il gasolio rispetto al resto dell'UE e di 5,3 centesimi per la benzina.

Il Codacons lo ritiene "inaccettabile". Un autentico paradosso economico è rappresentato dal fatto che, grazie al favorevole cambio Euro-Dollaro, la bolletta petrolifera italiana dovrebbe diminuire di 2 miliardi di Euro a parità di consumi. E invece aumenta!

Come spiegare queste stranezze agli automobilisti sempre più allibiti e arrabbiati? Ci prova la stessa Unione Petrolifera, sostenendo che la rete di distribuzione italiana presenta maggiori oneri rispetto a quella di altri Paesi europei a causa dell'elevato numero di stazioni di servizio (22.400 secondo gli ultimi dati e peraltro giudicate in media le peggiori di tutta Europa), a causa della scarsa attitudine dell'automobilista italiano all'utilizzo del self-service e per la mancanza di business alternativi legati ai prodotti non oil (tabacchi e bar) che per i gestori europei pesano per il 70 % del reddito.

L'analisi dell'Unione Petrolifera è condivisa parzialmente dal Governo che però punta il dito anche contro la scarsa presenza della grande distribuzione nel settore confermando invece che il livello di tassazione su benzina e gasolio in Italia è in linea con l'Europa. Peccato però che la Commissione Europea abbia deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia perché le norme italiane sarebbero in contrasto con il trattato comunitario che prevede la libertà di insediamento all'interno dell'Unione Europea.

In sostanza, le leggi nostrane sulla distribuzione di carburanti al dettaglio imporrebbero (sia a livello statale che regionale) una serie di restrizioni che rendono impossibile, o estremamente difficile, l'ingresso sul mercato di nuovi concorrenti provenienti da altri stati membri dell'UE. Il Governo Prodi era già stato allertato una decina di mesi fa e aveva promesso iniziative legislative e altri provvedimenti finalizzati a risolvere queste problematiche.

Ma, da quel momento, Roma ha avuto altro a cui pensare non ha adottato alcun testo legislativo. Prima comunque di arrivare alla Corte di Giustizia, la Commissione Europea ha concesso un ulteriore termine dilatorio di quattro mesi. Toccherà quindi al nuovo Governo che scaturirà dalle elezioni del 13-14 aprile farsi carico del problema.

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