Consumi auto gonfiati: uno scandalo a norma di legge
Se l'utilizzo del banco a rulli sembra una presa in giro, aspettate di leggere il resto. L'accessorio auto oggi più richiesto (quando non è già di serie, come avviene ormai per quasi tutti i modelli) è il climatizzatore o aria condizionata.
Ebbene, le Case, attenendosi alla normativa europea, usano per questi test sui consumi le vetture nelle versioni più leggere, quindi senza il condizionatore (o comunque a climatizzatore spento quando è di serie su tutta la gamma) e senza in sostanza alcun accessorio, anche quelli così essenziali da essere compresi nelle dotazioni di serie delle vetture più spartane.
Sappiamo bene che l'assorbimento del compressore del condizionatore, per esempio, può aumentare fino al 20 % i consumi di carburante lungo i percorsi extraurbani. Senza dimenticare che, oltre al peso, anche la resistenza aerodinamica dell'auto sottoposta alle prove delle Case è riprodotta in modo perlomeno ottimistico. La sostanza è che si testano campioni falsamente più leggeri rispetto a quelli che acquistiamo dal concessionario.
Il problema si può estendere anche al livello delle emissioni di CO2, visto che questi ultimi sono direttamente legati ai consumi. Significa che le mezze verità ufficializzate sui consumi equivalgono a mezze verità pure sulle emissioni. Questo proprio nel momento in cui è partita una dura battaglia tra l'Unione Europea e le stesse Case automobilistiche che dal 2012 dovranno abbassare la soglia del CO2 a 130 grammi/km.
Le società auto si prodigheranno a costruire vetture sempre meno inquinanti, ma alla fine lo saranno davvero, o saranno semplicemente dei numeri scritti sul libretto di circolazione? E intanto (durante il ciclo di vita dell'auto) siamo costretti a spendere molto di più di quanto avremmo ipotizzato all'atto dell'acquisto della nostra bella vettura nuova.
In relazione all'indagine di Autobild, ma soprattutto di Quattroruote per il nostro mercato, è subito intervenuto il Codacons. L'Associazione intende infatti presentare un esposto all'Antitrust per lo scandalo sui consumi fasulli.
Secondo il Presidente, Carlo Rienzi, siamo di fronte a quello che può considerarsi un vero e proprio inganno per i consumatori, a prescindere dalla legittimità delle dichiarazioni dei costruttori e dai criteri seguiti per determinare i consumi ufficiali. Rienzi considera la vicenda una sorta di pubblicità ingannevole e in questo caso si può procedere a bloccare la pubblicità e i depliant delle auto che riportano consumi diversi da quelli effettivi.
Giusto ricordare che, perlomeno in Germania, una legge specifica consente al proprietario di riportare la vettura al concessionario qualora si accorgesse che la sua macchina consuma più del 10 % rispetto a quanto dichiarato dalla Casa.
Peccato però che effettuare un test sui rulli costa circa 3.000 Euro, quindi chi è disposto a commissionarlo? Da noi tutto ciò non esiste, ma ora che lo scandalo è scoppiato, il clamore potrebbe paradossalmente ritorcersi contro lo stesso automobilista che adesso è a conoscenza della situazione.
Il nostro Codice di Consumo prevede che chiunque acquisti un bene di consumo per utilizzo privato ha diritto di ricevere un esemplare che sia conforme a vari parametri, tra i quali le dichiarazioni pubbliche fatte dal venditore, dal produttore, dal distributore. Se si riscontra un difetto di conformità, si può chiedere la riparazione o la sostituzione del bene e nei casi più estremi si può arrivare alla risoluzione del contratto.
Riportando indietro la vettura si otterrebbe una somma superiore alla quotazione dell'usato dell'auto (a seconda dell'usura). Ma la casistica non aiuta gli automobilisti. È ben difficile che un venditore o una Casa riconoscano al cliente i propri diritti senza costringerlo ad intentare una causa.
Quando i dati di consumo vengano esplicitamente usati come motivo di attrazione per il cliente (per esempio nel claim di una campagna pubblicitaria), si può sperare in una più agevole risoluzione della controversia in favore dell'automobilista...
Interessante un confronto tra la nostra situazione e quella americana. L'EPA (Environmental Protection Agency) ha deciso di rivedere completamente il sistema di valutazione dei consumi, rispondendo di fatto alle durissime critiche scaturite in seguito ai recenti aumenti di prezzo dei carburanti. I nuovi test condotti sulle auto a stelle a strisce riflettono condizioni decisamente più realistiche di quelle europee, con i vari accessori sempre in funzione e test effettuati anche a temperature molto rigide.
Intanto, le auto e i poderosi truck statunitensi hanno battuto un nuovo record per quanto riguarda il risparmio nei consumi (in controtendenza rispetto all'andamento generale). Lo scorso anno, la media di risparmio di carburante è cresciuta di quasi un miglio per gallone.
Sulla base di un rapporto dell'Autorità Federale per la Sicurezza Stradale, è emerso che il consumo medio di carburante di tutti i mezzi circolanti negli Stati Uniti è stato nel 2007 di 26,6 miglia per gallone (11,3 km/litro), mentre i veicoli commerciali hanno registrato un nuovo record di 23,1 miglia per gallone (9,8 km/litro). Si tratta, in entrambi i casi, di numeri migliori rispetto alla soglia stabilita in precedenza dal Governo, vale a dire rispettivamente di 27,5 e 22,2 miglia per gallone (11,7 e 9,4 km/litro).
Per i dati ancora riferiti al 2006, invece, l'ormai ex DaimlerChrysler dovrà pagare una multa record di 30,3 milioni di dollari per aver violato le norme di efficienza nel risparmio di carburanti stabilite dal Governo. Violazione del cosiddetto Cafe (Corporate Average Fuel Economy) che è costata una multa (meno consistente) anche alle divisioni americane di Maserati, BMW, Ferrari, Porsche e Volkswagen.
In definitiva, la soluzione per ridare fiducia agli automobilisti potrebbe (e dovrebbe) coinvolgere le principali testate del settore. "Farsi un baffo" dei dati ufficiali dichiarati dalle Case ed effettuare più test drive possibile per poi chiarire al consumatore cosa dovrà aspettarsi durante il ciclo di vita della sua vettura. Oppure, e sarebbe davvero auspicabile, sperare che l'Unione Europea faccia un passo indietro e riveda i criteri di valutazione.

